aula scolastica durante una lezione

Oggi al Senato

L'ordine del giorno della seduta indica l'elenco dei vari argomenti che l'Assemblea deve discutere nel corso della seduta e il loro ordine di precedenza. La numerazione delle sedute è progressiva: la prima seduta corrisponde all'inizio di ogni legislatura. Attualmente siamo nella XVI legislatura repubblicana e la prima seduta si è tenuta il 29 aprile 2008.

Le sedute dell'Aula possono essere due o anche tre in uno stesso giorno, distinguendosi in antimeridiane, pomeridiane e notturne. Tutte le sedute dell'Assemblea del Senato sono pubbliche, tranne in casi molto particolari, previsti dall'articolo 57 del Regolamento, finora mai verificatisi.

 

 

 

Giovedì 11 marzo 2010
alle ore 9,30
351ª Seduta Pubblica
ORDINE DEL GIORNO

Interrogazioni (testi allegati)


ALLEGATO


INTERROGAZIONI SULL'ESCLUSIONE DI CANDIDATI AFFETTI DAL COSIDDETTO FAVISMO DA BANDI PER L'ARRUOLAMENTO DI VOLONTARI


(3-00931) (17 settembre 2009)

SBARBATI - Al Ministro della difesa - Premesso che:

i bandi per l'arruolamento dei Volontari in ferma prefissata per un anno prevedono esplicitamente che "i candidati affetti da deficit G6PD con un coefficiente attribuito pari a 3-4 nel profilo AV-EI saranno esclusi dal reclutamento";

questa specifica dicitura, preclude a molti giovani italiani, soprattutto sardi o siciliani, ma anche liguri, piemontesi, lombardi, veneti, eccetera, più facilmente affetti da favismo, la possibilità di essere incorporati nelle Forze armate e di Polizia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga tale esclusione un atto discriminatorio perseguito anche da norme europee;

se non ritenga altresì di dovere intervenire per porre fine a questa discriminazione che perdura dal 1985 e consentire anche ai fabici il diritto di essere arruolati nelle Forze armate e di Polizia.


(3-01213) (10 marzo 2010) (Già 4-00268) (8 luglio 2008)

COMINCIOLI, SANCIU - Al Ministro della difesa - Premesso che:

con il decreto ministeriale 30 agosto 2007 è stata introdotta la "Modifica della direttiva tecnica riguardante l'accertamento delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare approvata con decreto dirigenziale 5 dicembre 2005";

alla luce delle conclusioni della Commissione scientifica per lo studio della compatibilità dell'enzimopatia da deficit di G6PD (cosiddetto "favismo"), il suddetto decreto, nell'indicare le imperfezioni e le infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare, ha sostituito la voce "deficit di GPDH anche se parziale" presente nel decreto dirigenziale del 2005 con la voce "deficit di G6PD, che abbia dato luogo a comprovate manifestazioni emolitiche";

da ciò consegue che il semplice deficit di G6PD non può essere, di per sé, causa di infermità che esclude l'idoneità al servizio militare, ma unicamente quello che si manifesti, in modo provato, con collaterali fenomeni emolitici,

nei primi bandi di arruolamento successivi al decreto ministeriale 30 agosto 2007 siffatta importante modifica delle condizioni di idoneità non è stata chiaramente recepita,

si chiede di sapere se non si ritenga di emanare le opportune disposizioni atte ad evitare che dal reclutamento siano esclusi coloro che, pur affetti da favismo, non presentino quei gravi sintomi che sono causa di esclusione.


INTERROGAZIONE SUL TEATRO STABILE IN LINGUA SLOVENA A TRIESTE


(3-00963) (30 settembre 2009)

BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI, CERUTI, MARCUCCI, RUSCONI, VITA, ZAVOLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

nell'ambito della ricca attività di carattere culturale degli sloveni nella regione Friuli-Venezia Giulia opera anche il teatro stabile in lingua slovena, riconosciuto negli anni settanta come teatro stabile ad iniziativa pubblica; tale riconoscimento è espressamente previsto anche dall'art. 18 della legge recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia n. 38 del 2001;

a quanto risulta agli interroganti la grave situazione finanziaria che ha investito il Teatro ha determinato, il 28 settembre 2009 le dimissioni del consiglio di amministrazione in carica e il mancato avvio della nuova stagione teatrale;

tale decisione è stata assunta anche a seguito dell'impossibilità di procedere al rinnovo dei contratti stagionali con gli oltre 20 attori e tecnici operanti presso tale struttura, che restano dunque attualmente disoccupati;

a quanto risulta agli interroganti la grave crisi che attraversa il teatro stabile in lingua slovena è stata determinata da diversi fattori, tra cui: a) gli onerosi costi per la gestione e la manutenzione della Casa di cultura - sede del Teatro stesso che ha tutti i requisiti previsti dalla legge sui teatri stabili e che gravano esclusivamente sul bilancio del Teatro stesso; b) la non sufficiente copertura finanziaria da parte degli enti locali (Regione, Provincia e Comune), soci fondatori del Teatro sloveno, come previsto dalla normativa vigente; c) le difficoltà oggettive in cui si trova ad operare un teatro di minoranza, per il quale alcuni requisiti per i teatri stabili sono alquanto onerosi; d) i deficit delle stagioni teatrali precedenti; e) la difficile situazione in cui versano in generale i teatri in Italia;

tenuto conto che:

il teatro stabile sloveno opera dal lontano 1902 ed ha svolto in questi decenni una significativa attività di produzione propria, di promozione dei diversi teatri della Slovenia, Croazia ed altri Paesi del Sudest europeo;

nel corso degli ultimi anni, nonostante le ridotte risorse economiche disponibili, il teatro stabile è sempre riuscito a garantire una ricca ed importante programmazione, assumendo, in tal modo, un importante ruolo nell'ambito dell'integrazione culturale tre le diverse lingue e culture presenti nella regione Friuli-Venezia Giulia;

infatti, il Teatro sloveno è l'istituzione culturale di eccellenza degli sloveni in Italia e svolge un ruolo fondamentale anche per la salvaguardia e la valorizzazione della lingua slovena, soprattutto per le nuove generazioni;

inoltre, presso tale Teatro, l'introduzione dei sottotitoli in lingua italiana e lo svolgimento di importanti manifestazioni - quali il Mittelfest di Cividale del Friuli -, hanno richiamato un significativo ed eterogeneo numero di persone provenienti da tutta la regione;

considerato che:

ad opinione degli interroganti il mancato avvio della stagione teatrale 2009-2010 determina un grande impoverimento dell'offerta culturale della regione Friuli-Venezia Giulia, intesa anche come crocevia di lingue e culture diverse;

questa decisione potrebbe significare l'avvio della chiusura definitiva di questo glorioso ente culturale;

tale situazione è palesemente in contrasto con le norme vigenti sui teatri stabili come anche con le norme sulle minoranze linguistiche;

a giudizio degli interroganti gli accadimenti intorno al Teatro sloveno potrebbero avere delle ripercussioni negative nell'ambito dei rapporti di amicizia tra l'Italia e la Slovenia, ribaditi recentemente nell'incontro tra i due Presidenti Berlusconi e Pahor a Roma,

si chiede di sapere:

se in Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione in cui versa il Teatro stabile sloveno, dovuta anche mancato sostegno da parte degli enti locali coinvolti di trovare, nell'ambito delle proprie competenze, soluzioni appropriate;

se intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, affinché tale situazione venga sbloccata e sia garantito, mediante provvedimenti urgenti, l'inizio della nuova stagione teatrale;

se, infine, intenda adoperarsi affinché vengano ricercate, nell'ambito delle norme e dei regolamenti applicativi sui teatri stabili, soluzioni strutturali che consentano al teatro stabile in lingua slovena di poter svolgere la propria attività con una certa sicurezza e tranquillità, a vantaggio non solo della minoranza slovena, ma dell'intera comunità regionale.


INTERROGAZIONE SULLA DICHIARAZIONE DI NOTEVOLE INTERESSE CULTURALE DEL TERRITORIO DI IRSINA (MATERA)


(3-01093) (17 dicembre 2009)

LATRONICO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

con nota n. 006725 di prot. del 14 settembre 2009 la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Basilicata trasmetteva al Comune di Irsina, in provincia di Matera, la proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico, ai sensi dell'art. 138 del decreto legislativo n. 42 del 2004, dell'intero territorio comunale;

la proposta riguarda l'assoggettamento di tutti i beni alla tutela di cui all'art. 136, comma 1, lettere a), c) e d), del decreto legislativo n. 42 del 2004;

per quanto consta all'interrogante, anche alla luce di quanto sostenuto dall'amministrazione comunale, i requisiti prescritti dalla norma succitata difficilmente possono trovare riscontro nelle aree costituenti il territorio di Irsina, aree incluse da anni in piani di industrializzazione e che, a seguito delle notevoli trasformazioni subite, oggi non presentano peculiarità tali da renderle meritevoli di speciale tutela;

l'imposizione del vincolo paesaggistico in modo generalizzato desta, altresì, preoccupazione nella comunità irsinese per il rilevante impatto che avrà sull'economia e sul tessuto produttivo del territorio;

tutte le attività imprenditoriali, dall'industria all'artigianato, dal turismo al commercio, saranno, difatti, inevitabilmente condizionate alle prescrizioni contenute nelle linee guida allegate alla proposta di tutela paesaggistica;

considerato che:

la sottoposizione a vincolo paesaggistico di un territorio deve essere il frutto di una scelta ponderata che deve tener conto non solo delle esigenze di salvaguardia del paesaggio e di incolumità degli scorci paesaggistici, dei centri storici e dei beni culturali, ma anche delle reali caratteristiche del contesto locale e dei riflessi che il provvedimento potrebbe avere sull'economia della comunità e sulle sue possibilità di sviluppo;

la stessa amministrazione comunale ritiene auspicabile una riduzione dell'estensione del territorio comunale da sottoporre a tutela;

è opportuno, quindi, laddove non vi siano le rilevanze paesaggistiche, ridefinire la perimetrazione delle aree da assoggettare a vincolo limitando lo stesso alle zone di reale emergenza paesaggistica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga necessario intervenire al fine di ridefinire la perimetrazione delle aree del comune di Irsina da assoggettare a tutela limitando il vincolo alle sole zone di reale emergenza paesaggistica.


INTERROGAZIONE SUL TRASFERIMENTO DI SEDE DELL'ISTITUTO SUPERIORE PER LA CONSERVAZIONE ED IL RESTAURO DI ROMA

(3-01132) (27 gennaio 2010)

LANNUTTI, GIAMBRONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

l'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro (ISCR, già Istituto centrale del restauro) sta per essere sfrattato, con sentenza passata in giudicato e uso della forza pubblica, dalla sua sede storica a Roma in piazza San Francesco di Paola, a causa di un annoso contenzioso di natura economica tra il Ministero per i beni e le attività culturali e l'ordine religioso che ne è proprietario;

fu lo stesso Cesare Brandi, fondatore dell'Istituto centrale del restauro nel 1939, a volere l'assegnazione del cinquecentesco palazzo Borgia Cesarini e di una parte del convento seicentesco annesso, e a curarne l'allestimento e l'adeguamento funzionale per realizzare la sua pionieristica idea di un istituto multidisciplinare;

nel corso degli anni cospicue risorse economiche dello Stato sono state impiegate per la conservazione e l'ammodernamento tecnologico di ambienti ed impianti, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l'Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo;

fin dagli anni '80 parte dell'Istituto venne trasferito in alcuni spazi del complesso monumentale di San Michele, in attesa del completamento del restauro di altri corpi di fabbrica, che avrebbero permesso la sua riunificazione in un'unica sede: riunificazione che non è mai avvenuta poiché, di volta in volta, le aree destinate all'ISCR sono state assegnate ad altri uffici e istituzioni, disattendendo in un caso un decreto ministeriale dell'allora ministro Giovanna Melandri;

ora si prospetta un trasloco a tappe forzate, da attuarsi nel giro di poche settimane, negli spazi residuali del San Michele, dove personale e attrezzature verrebbero dislocati in modo frammentario e inadeguato, con grave penalizzazione dell'operatività dell'Istituto, che per la sua peculiare fisionomia - basti pensare ai laboratori scientifici e agli archivi - necessita di spazi consoni: una simile eventualità comprometterebbe gravemente l'attività della struttura, tra l'altro proprio alla vigilia della riapertura della celebre Scuola di alta formazione di restauro, e ne tradirebbe l'identità e lo spirito originario, che ne fecero e ne fanno ancora un'istituzione la cui eccellenza tutto il mondo riconosce;

nella sede storica dell'ISCR sopravvivono, dell'originario allestimento, la biblioteca "Adolfo Venturi" nonché alcune particolari strumentazioni di grandi dimensioni realizzate per importanti interventi del passato, prototipi dello sviluppo tecnologico nel campo della conservazione, da salvaguardare e tali da poter costituire il nucleo di un futuro museo del restauro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda accertare motivazioni e responsabilità della situazione descritta in premessa;

perché il Ministero non abbia predisposto per tempo adeguate soluzioni;

se il Governo intenda stanziare risorse economiche adeguate per il definitivo ricongiungimento dell'ISCR nel suo insieme in una sede appropriata.