aula scolastica durante una lezione

Intervento del senatore Chiti

Sintesi dell'intervento del senatore Chiti del 20 novembre 2009 nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

In occasione della seconda tornata delle giornate di formazione, il senatore e vice Presidente Vannino Chiti ha incontrato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani i docenti delle scuole selezionate per il progetto "Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione", edizione 2009-2010. La prima tornata delle giornate di formazione si erano svolte nei giorni 12 e 13 novembre.
Il vice Presidente del Senato ha sottolineato come la Costituzione sia da considerare il riferimento unitario per un popolo e come tale debba essere riaffermata per i cittadini italiani, a prescindere dalle legittime aspirazioni delle diverse parti politiche e sociali ad approvare modifiche ed aggiornamenti. Infatti non è scontata la trasmissione dei suoi valori alle future generazioni, magari per la sola consapevolezza delle difficoltà incontrate nel conquistarla e redigerla, ma occorre continuare a divulgarne il contenuto e il senso rispetto ai diritti dei cittadini. D'altronde, accanto al suo contenuto di "carta della dignità", come la definiva Piero Calamandrei, si dovrebbe sottolineare che in ogni articolo della Costituzione - in materia di istruzione, di lavoro, di impresa - sono coniugati insieme i due aspetti del diritto e del dovere.
Sull'esempio di altri Paesi con società civili composite e multietniche, dove i precetti costituzionali sono insegnati fin dai primi anni di scuola, bisognerebbe diffondere maggiormente la conoscenza soprattutto dei principi generali contenuti nei primi 12 articoli. Infatti, se dalle visite effettuate in talune scuole sono emerse realtà positive e talvolta sorprendenti, il quadro generale di tale insegnamento è incerto; bisognerà verificare l'efficacia dell'inserimento di "cittadinanza e Costituzione" nei programmi scolastici, laddove nel passato l'educazione civica subiva spesso un forte ridimensionamento. Nel momento in cui la società italiana sta diventando sempre più eterogenea e persone nate al di fuori del nostro territorio o i cui genitori sono nati altrove acquisiranno la cittadinanza, la scuola deve diventare lo strumento per assicurare una conoscenza generalizzata della pienezza dei diritti e dei doveri legati a tale status.
Proprio di fronte al pluralismo territoriale, culturale e in misura sempre più crescente religioso, la Costituzione mostra ancora il suo valore di elemento unificante del popolo italiano. Tuttavia, sottolinearne l'importanza e l'attualità non significa negare la possibilità e anche la necessità di modificarla; ma al riguardo occorre fare due osservazioni, sul metodo e sul merito. Per il primo, citando Gustavo Zagrebelski, per il quale il patto fondativo della società è tanto più valido quanto più è condiviso, è importante che la Costituzione sia modificata con il consenso più ampio possibile e quindi da uno schieramento politico che vada oltre la maggioranza contingente, e ciò ancora di più laddove la legge elettorale conferisce allo schieramento vincente un premio. Per quanto attiene al merito, non si può parlare di modifiche relative solo alla seconda parte della Costituzione, perché le due parti sono indissolubilmente connesse e quindi l'organizzazione dello Stato e la forma di governo devono essere coerenti ai principi contenuti nella prima parte.
Ciò premesso, all'interno del processo di unificazione europea occorre modernizzare la Costituzione per rendere più rapide ed efficienti le potestà decisionali delle istituzioni democratiche e, nello stesso tempo, mantenere la loro rappresentatività, restituendo un ruolo alle assemblee elettive, nel rispetto della storia nazionale. Più che riforme in senso presidenzialista nordamericano, si dovrebbe attuare un processo di ammodernamento della democrazia parlamentare, analogamente a quanto accaduto in Germania e in Spagna, che sono Paesi con forti autonomie territoriali ma anche molto coesi. Tale ammodernamento si può concretizzare nella riduzione del numero dei parlamentari e nel superamento del bicameralismo paritario, anche in vista dei nuovi compiti assegnati ai Parlamenti nazionali dal Trattato di Lisbona, nonché nel rafforzamento dell'Esecutivo ma sempre di tipo parlamentare. Occorre infine completare il processo di attuazione dell'articolo 119 così come riformulato in senso federalista, per dare maggiore autonomia e responsabilità agli enti locali e per recepire le sentenze della Corte costituzionale che, dalla riforma del Titolo V del 2001, hanno man mano definito le contrapposizioni tra Stato e Regioni e sanato le contraddizioni di competenze.
Il vice presidente del Senato ha poi risposto ad alcune domande poste dai docenti presenti.