Intervento del senatore Scalfaro
Intervenendo in occasione della seconda delle quattro giornate di formazione dei docenti delle scuole che sono state selezionate per il progetto "Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione" - edizione 2009-2010, il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro ha parlato della nascita della Carta costituzionale in seno all'Assemblea costituente.
L'ex Presidente della Repubblica si è soffermato sulle sue impressioni di quando, giovane magistrato di Novara, fu indicato dalle urne a partecipare ai lavori per la stesura della Costituzione. Dopo il referendum sulla scelta istituzionale del 2 giugno, la prima seduta dell'Assemblea costituente - che aveva il compito esclusivo di redigere la Carta e non aveva potere legislativo - fu presieduta, il 25 giugno 1946, da Vittorio Emanuele Orlando il quale, nel suo discorso inaugurale, rilevò l'importanza della formazione elettiva di tale organo, per la prima volta nella storia del popolo italiano. La scelta della forma repubblicana, frutto dell'ampia partecipazione popolare al quesito referendario, e l'attuazione così estesa del principio democratico sono stati poi espressi e tradotti nell'articolo 1 della Costituzione.
Come se l'epoca fascista fosse stata da considerare una parentesi, subito nell'ambito delle discussioni tra i suoi 556 membri si riaccesero le vive e salutari polemiche ispirate dalle varie posizioni politiche, dai diversi temperamenti e persino dagli stili oratori differenti, ad esempio tra Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti. E le polemiche arrivarono talvolta nei dibattiti nell'Aula di Montecitorio persino alla zuffa e allo scontro fisico, tra i comunisti e i democristiani. Ma il senatore a vita ricorda la saggezza di Alcide De Gasperi che, rispondendo alle stupite lamentele di alcuni rappresentanti di altre formazioni politiche, non solo aveva ricordato che in altre assemblee europee di inizio secolo si era giunti persino alle revolverate, ma aveva invitato a tenere sempre in alta considerazione il Parlamento, espressione principale della democrazia. Infatti, pur partendo dalle divergenti posizioni politiche ed ideologiche del mondo marxista-leninista, di quello liberale e di quello cattolico, proprio attraverso il confronto e talvolta lo scontro si è stati in grado di giungere a momenti di alta sintesi, primo tra tutti in politica estera. Invece preoccupa che da qualche anno il Parlamento appaia sempre più spogliato del suo ruolo, a causa del continuo ricorso alla decretazione d'urgenza ed alla scappatoia del voto di fiducia laddove si profilano difficoltà o anche solo un rallentamento dei tempi.
Quale ulteriore esempio, l'ex Presidente ha ricordato il confronto in seno alla Costituente per l'inserimento nell'articolo 1 dell'espressione "fondata sul lavoro" riferita alla Repubblica, dal momento che la componente di sinistra dell'Assemblea avrebbe voluto affermare le parole "Repubblica dei lavoratori"; ma fu proprio la comune esperienza delle torture, dei combattimenti e quindi della sofferenza ad indurre al dialogo le diverse parti politiche e personalità come De Gasperi e Nenni. Tuttavia, alcuni principi comuni non sono mai stati posti in discussione, in primo luogo la titolarità dei diritti in capo alla persona umana e non allo Stato, com'era accaduto invece durante il regime fascista, e in proposito il senatore Scalfaro ha invitato a rileggere la relazione dell'onorevole Giorgio La Pira alla Commissione dei 75 per la formulazione dell'articolo 2.
Oggi e da tempo si parla di riforme costituzionali ma la Carta costituzionale è ancora pienamente valida in termini di coerenza e di sintesi giuridica, soprattutto se paragonata all'eccessiva ridondanza di alcuni articoli modificativi successivamente approvati. D'altronde la validità e la tenuta delle Costituzioni si misurano con una prospettiva di secoli, almeno nelle democrazie consolidate, e quindi la nostra Carta costituzionale non può essere considerata vecchia, come con troppa facilità si sente sostenere persino tra i giovani. Ma soprattutto non dovrebbero essere posti in discussione alcuni principi basilari della stessa, in primo luogo quello democratico, richiamato dal citato articolo 1 della Costituzione, come a suo avviso succede con l'attuale legge elettorale nella formazione delle liste elettorali per la scelta dei rappresentanti del popolo. In luogo della designazione dei partiti, ben diverso sarebbe ed è stato il vincolo del parlamentare scelto direttamente dal popolo con il suo elettorato, anche dal punto di vista territoriale; invece la normativa elettorale vigente sottrae questo diritto e questa responsabilità ai cittadini, conferendo ai dirigenti dei partiti e dei movimenti la scelta e la posizione dei singoli componenti all'interno delle liste.
In conclusione, il senatore a vita ha invitato i docenti a ricordare che il popolo italiano ha pagato duramente l'atteggiamento di chi sta a guardare, com'è accaduto con l'avvento della dittatura fascista; tuttavia il popolo italiano in alcuni momenti cruciali ha saputo riprendersi in mano la sua esclusiva sovranità, come quando ha respinto con il referendum del 2006 il tentativo di stravolgimento della Costituzione, ed ha riaffermato la perdurante validità dei suoi principi fondamentali. La Costituzione è il principale strumento di protezione dei diritti e dei doveri dei cittadini, il richiamo alla solidarietà e alla fraternità dei rapporti, la spinta al cammino comune del popolo italiano, il baluardo di difesa della democrazia.






