Programma per il censimento, l’utilizzazione e la valorizzazione delle unità edilizie urbane e rurali abbandonate, inutilizzate e degradate

  • Pubblicato il 03 Aprile 2019
  • da Istituto di istruzione superiore "don L. Milani", Rovereto (TN)
Programma per il censimento, l’utilizzazione e la valorizzazione  delle unità edilizie urbane e rurali abbandonate, inutilizzate e degradate

Onorevoli Senatori! - Come sapete, l’Italia è conosciuta e ammirata nel mondo per il suo patrimonio culturale, per la sua arte, per la sua gastronomia, per il suo mare, per le sue montagne. Ma anche per il suo paesaggio e per il suo ambiente naturale.
In Italia abbiamo un grande numero di siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale; i turisti che ogni anno vengono a visitare le bellezze del Paese sono milioni.
Però tutto questo nostro grande patrimonio spesso non è curato come dovrebbe; le leggi ci sono, ma non sempre sono applicate bene e anche molti cittadini non amano il loro Paese come meriterebbe, anche perché ci dona molti posti di lavoro, col turismo. Lo diciamo noi che abbiamo scelto una scuola che ci dovrebbe permettere di lavorare nel settore del turismo.
Spesso vediamo degrado e sporco, immondizie, ruderi.
Ma non solo, ci è capitato di vedere anche nei nostri paesi e nelle nostre città e nelle campagne edifici abbandonati e in degrado e rovinati; immagini che deturpano come macchie nere il paesaggio e l’ambiente.
Da queste osservazioni è iniziato il nostro percorso. Non si potrebbe fare qualcosa per eliminare queste macchie nere? Chi dovrebbe occuparsene? Perché ci sono? Qual è il valore economico e culturale che hanno? Come si potrebbero curare e come si potrebbero utilizzare? Non si potrebbero utilizzare al posto di nuove costruzioni? Il nostro Paese non sarebbe più bello senza queste macchie nere?
Sono queste le domande che ci siamo posti per approfondire il nostro percorso e fare anche proposte con il nostro disegno di legge.
Ci siamo coinvolti come classe in questa iniziativa per saperne di più e dare il nostro contributo. Il suolo è una risorsa limitata. E può essere distrutto in tempi molto brevi a causa dell’intervento dell’uomo.
Il suolo è fondamentale per l’agricoltura; è la base indispensabile per la produzione di ogni nostro bene alimentare. Oggi stiamo consumando troppo il suolo con gravi conseguenze e danni.
Aumenta i rischi di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali, distrugge il paesaggio naturale.
La costruzione di nuovi edifici accresce il consumo di suolo e riduce le superficie originariamente agricole.  
Questo tema è da noi molto sentito e ci teniamo di cuore a promuovere ogni iniziativa volta a preservare gli spazi naturali comuni.  Intorno a noi c’è un patrimonio oramai caduto in disuso e sembra che gli occhi umani non vogliano vedere le cose che si possono riparare e riutilizzare ma si continua a costruire e costruire, come se fosse una sorta di circolo vizioso.
Quante occasioni potremmo avere per prendere atto del patrimonio culturale ed economico abbandonato e ricavarne per esempio qualche pezzo verde in più per la nostra vita o per fare qualcosa di nuovo a favore della collettività.
Siamo di fronte ad un periodo dove l’essere umano è messo alle strette; si è consumata troppo la nostra culla, sfruttando ogni risorsa che la Terra ci ha donato.
Chi lo pensava qualche anno fa che le risorse della Terra non sono infinite?
Vediamo spesso anche dalle nostre finestre un fabbricato abbandonato, ed è impensabile poter immaginare di lasciare tutti quei metri quadri abbandonati a sé stessi e continuare ad occupare il territorio con altro cemento.
Siamo orgogliose di proporre questa legge per contribuire a far aprire gli occhi su quanto sia toccante questa insopportabile realtà. Noi diciamo che è necessario impegnarsi e cogliere l’occasione come abbiamo fatto noi guardandoci in giro e notare quanto potenziale sprecato abbiamo attorno e quanta meraviglia potrebbe diventare, strutture edilizie abbandonate, casolari, fabbriche, cinema, manicomi, castelli, hotel, ville anticamente di valore.
Il consumo di suolo nuoce gravemente alle comunità come danno economico, culturale e turistico e proprio per questo varie associazioni di volontariato, come il FAI, si impegnano nel recuperare beni abbandonati. Tutti dovremmo impegnarci nel far sì che tutte le aree abbandonate dei nostri paesi e città siano recuperate, invece che continuare a costruire.
Ricordiamoci che l’articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Questo articolo è stato una spinta e ispirazione per la nostra iniziativa. Bisogna farsi un esame di coscienza e partire da noi stessi per impegnarci e segnalare i problemi e a far valere le nostre idee e le nostre convinzioni.
Abbiamo visto esempi positivi e incoraggianti. Ma non bastano, bisogna fare di più. Ci vuole una legge, che ora non c’è, e un preciso impegno dello Stato.
Nel nostro percorso abbiamo anche incontrato esperienze importanti e abbiamo notato che sta crescendo la consapevolezza per ridurre il consumo di suolo, per riconoscere, tutelare e valorizzare il grande patrimonio selle strutture edilizie abbandonate, inutilizzate e in degrado. Un patrimonio costato molto per costruirlo.
Abbiamo capito che il recupero e la valorizzazione a fini sociali e culturali del patrimonio immobiliare non utilizzato e abbandonato potrebbe incidere positivamente sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza; potrebbe generare nuove competenze, nuovi tipi di professioni e nuovi posti di lavoro e migliorare il nostro Paese. Potrebbe essere anche un concreto sostegno allo sviluppo sostenibile di cui molto si parla.
Uno stimolo per noi è stato anche nel corso di questo progetto l’esempio della studentessa svedese
Greta Thunberg che è riuscita a dire a tutto il mondo quanto è urgente impegnarsi per il nostro futuro e per il futuro della Terra, messa in pericolo dalle attività umane non razionali e non attente alla qualità dello sviluppo, non solo alla quantità.
Queste sono le finalità del nostro progetto di legge, un progetto che si potrà migliorare nel corso del dibattito.  Esso è composto da sei articoli.
Il primo spiega in sintesi le finalità appunto; il secondo definisce cosa intendiamo per strutture abbandonate con le tipologie; il terzo propone un Piano nazionale per recupero, riutilizzo e valorizzazione; il quarto dice come dovrebbe essere composta la Commissione nazionale, i suoi compiti e i tempi di lavoro; il quinto definisce il censimento delle strutture abbandonate e il sesto parla dei finanziamenti per realizzare il programma.
Abbiamo cercato di definire bene gli obiettivi della legge e il come si dovrebbero raggiungere, con il ruolo del Parlamento e il contributo necessario degli esperti su queste materie per evitare errori. Ci piacerebbe che nella Commissione ci fossero oltre a politici ed esperti anche il mondo della scuola, studenti e professori perché è giusto che la scuola si ponga questi problemi e dia il suo contributo. Importante è anche il ruolo che vorremmo per i cittadini e per le persone impegnate nel volontariato per gli altri.
Per finanziare la presente legge crediamo giusto che il Governo coi suoi tecnici quantifichi quanto necessario e che i soldi siano trovati nell’ambito della lotta all’evasione fiscale e all’abusivismo edilizio, due piaghe del nostro Paese ancora non guarite purtroppo.

 
Articolo 1
(Finalità)
La presente legge ha la finalità di censire e recuperare il patrimonio edilizio urbano e rurale in stato di abbandono e degrado, di ridurre il consumo di suolo, di tutelare il paesaggio, di contribuire a ripristinare le bellezze paesaggistiche e ambientali dell’Italia.

Articolo 2
(Definizione e tipologie di strutture abbandonate)
1.    Sono strutture abbandonate le unità edilizie di epoche antiche e di epoche moderne attualmente abbandonate, non utilizzate, in fase di degrado, pubbliche e private, urbane e rurali, già utilizzate per scopo abitativo, industriale, artigianale, ricreativo, commerciale, artistico, di difesa, di cultura.
2.    Possono essere di proprietà pubblica o privata, conosciuta o da definire o far parte di beni comuni.
3.    Rientrano nelle tipologie indicate nei commi precedenti, le abitazioni private, palazzi storici, ville, stabilimenti industriali, commerciali e artigianali, alberghi e strutture turistiche, casolari di campagna e cascine, malghe e ruderi di antiche costruzioni, castelli e forti, chiese urbane e rurali, strutture edilizie di borghi non più abitati.

Articolo 3
(Programma nazionale statale di recupero delle strutture edilizie abbondonate)
1.    Lo Stato italiano dovrà elaborare entro tre anni dalla approvazione della presente legge e sulla base dei suoi principi un dettagliato Piano nazionale per il recupero delle strutture edilizie abbandonate.
2.    Il Piano dovrà essere adottato dal Governo sulla base di un progetto elaborato da una Commissione di esperti nominata dal Parlamento.

Articolo 4
(Commissione nazionale)
1.    La Commissione di cui all’articolo 3 comma 2 dovrà essere composta da 15 membri e cioè il Ministro dei Beni culturali e ambientali, il Ministro dello Sviluppo economico, il Ministro dell’Ambiente, 2 deputati e 2 senatori esperti sul tema e proposti uno dalla maggioranza e uno dall’opposizione di ciascun ramo del Parlamento, 2 docenti esperti indicati dalle Università, 2 esperti nominati dalla Conferenza Stato-Regioni e 1 dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano di comune accordo, 2 esperti nominati dall’Anci, 2 dalle Soprintendenze ai Beni Culturali.
2.    La Commissione si avvarrà di esperti, proposte e segnalazioni dei singoli Comuni, delle segnalazioni di cittadini e del mondo del volontariato e dell’associazionismo, della scuola anche di singoli studenti e professori e delle Università, delle soprintendenze e di Regioni e Province autonome.
3.    Sarà predisposto un apposito archivio per le segnalazioni e le proposte di cui al comma 2.
4.    La Commissione è obbligata a prendere in considerazione, esaminare e decidere in modo motivato su ogni segnalazione e proposta.

Articolo 5
(Censimento delle unità edilizie abbandonate)
1.    Il censimento delle unità edilizie abbandonate sarà avviato entro un anno dalla approvazione della presente legge.
2.    Con decreto del Governo sarà definito un programma operativo e le modalità di realizzazione in collaborazione con l’Associazione dei Comuni e la Conferenza Stato-Regioni.
3.    Obiettivo sarà realizzare una banca dati nazionale con tutte le strutture abbandonate Comune per Comune.
4.    Per ogni sito si dovranno avere le informazioni sulla proprietà, l’utilizzazione storica, le dimensioni, lo stato attuale, i cenni storici, il parere delle soprintendenze, le possibili proposte di utilizzo.

Articolo 6
(Norme finanziarie)
1.    Per le spese relative al Censimento il Governo provvederà alla stima e con somme derivanti dal ricavato della lotta all’evasione fiscale.
2.    Per la realizzazione del Programma nazionale di cui all’articolo 3 e per la programmazione pluriennale si provvederà con le somme derivanti da una rinnovata e approfondita lotta all’abusivismo edilizio.

 

il 24/04/2019
Alondra Balan - Don Milani, Rovereto
ha proposto il seguente emendamento:
ALONDRA BALAN - ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE DON MILANI - ROVERETO (TN)


Emendamento
Al comma 1 dell'articolo 4 sostituire le parole:
"dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano di comune accordo" con "dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige Sudtirol"
Approvato
  • Voti totali: 10
  • Favorevoli: 10
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0
il 24/04/2019
Elisa Andreoli - Istituto di Istruzione Superiore “Don Milani”, Rovereto (TN)
ha proposto il seguente emendamento:
Emendamento:
Al comma 1 dell’articolo 4 sostituire le parole:
“dalle Province autonome di Trento e Bolzano di comune accordo” con “dalla regione autonoma Trentino-Alto Adige Südtirol”
Approvato
  • Voti totali: 9
  • Favorevoli: 9
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0
il 24/04/2019
Elisa Andreoli - Istituto di Istruzione Superiore “Don Milani”, Rovereto (TN)
ha proposto il seguente emendamento:
Emendamento:
Al comma 1 dell’articolo 4 cancellare le parole:
“di ciascun ramo del Parlamento”
Approvato
  • Voti totali: 9
  • Favorevoli: 9
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0
il 24/04/2019
Elisa Andreoli - Istituto di Istruzione Superiore “Don Milani”, Rovereto (TN)
ha proposto il seguente emendamento:
Emendamento:
All’articolo 5 aggiungere il seguente comma Ibis:
“Il censimento delle unità edilizie abbandonate si deve concludere entro 2 anni dalla approvazione della presente legge”
Approvato
  • Voti totali: 8
  • Favorevoli: 8
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0

Onorevoli Senatori! - Come sapete, l’Italia è conosciuta e ammirata nel mondo per il suo patrimonio culturale, per la sua arte, per la sua gastronomia, per il suo mare, per le sue montagne. Ma anche per il suo paesaggio e per il suo ambiente naturale.
In Italia abbiamo un grande numero di siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale; i turisti che ogni anno vengono a visitare le bellezze del Paese sono milioni.
Però tutto questo nostro grande patrimonio spesso non è curato come dovrebbe; le leggi ci sono, ma non sempre sono applicate bene e anche molti cittadini non amano il loro Paese come meriterebbe, anche perché ci dona molti posti di lavoro, col turismo. Lo diciamo noi che abbiamo scelto una scuola che ci dovrebbe permettere di lavorare nel settore del turismo.
Spesso vediamo degrado e sporco, immondizie, ruderi.
Ma non solo, ci è capitato di vedere anche nei nostri paesi e nelle nostre città e nelle campagne edifici abbandonati e in degrado e rovinati; immagini che deturpano come macchie nere il paesaggio e l’ambiente.
Da queste osservazioni è iniziato il nostro percorso. Non si potrebbe fare qualcosa per eliminare queste macchie nere? Chi dovrebbe occuparsene? Perché ci sono? Qual è il valore economico e culturale che hanno? Come si potrebbero curare e come si potrebbero utilizzare? Non si potrebbero utilizzare al posto di nuove costruzioni? Il nostro Paese non sarebbe più bello senza queste macchie nere?
Sono queste le domande che ci siamo posti per approfondire il nostro percorso e fare anche proposte con il nostro disegno di legge.
Ci siamo coinvolti come classe in questa iniziativa per saperne di più e dare il nostro contributo. Il suolo è una risorsa limitata. E può essere distrutto in tempi molto brevi a causa dell’intervento dell’uomo.
Il suolo è fondamentale per l’agricoltura; è la base indispensabile per la produzione di ogni nostro bene alimentare. Oggi stiamo consumando troppo il suolo con gravi conseguenze e danni.
Aumenta i rischi di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali, distrugge il paesaggio naturale.
La costruzione di nuovi edifici accresce il consumo di suolo e riduce le superficie originariamente agricole.  
Questo tema è da noi molto sentito e ci teniamo di cuore a promuovere ogni iniziativa volta a preservare gli spazi naturali comuni.  Intorno a noi c’è un patrimonio oramai caduto in disuso e sembra che gli occhi umani non vogliano vedere le cose che si possono riparare e riutilizzare ma si continua a costruire e costruire, come se fosse una sorta di circolo vizioso.
Quante occasioni potremmo avere per prendere atto del patrimonio culturale ed economico abbandonato e ricavarne per esempio qualche pezzo verde in più per la nostra vita o per fare qualcosa di nuovo a favore della collettività.
Siamo di fronte ad un periodo dove l’essere umano è messo alle strette; si è consumata troppo la nostra culla, sfruttando ogni risorsa che la Terra ci ha donato.
Chi lo pensava qualche anno fa che le risorse della Terra non sono infinite?
Vediamo spesso anche dalle nostre finestre un fabbricato abbandonato, ed è impensabile poter immaginare di lasciare tutti quei metri quadri abbandonati a sé stessi e continuare ad occupare il territorio con altro cemento.
Siamo orgogliose di proporre questa legge per contribuire a far aprire gli occhi su quanto sia toccante questa insopportabile realtà. Noi diciamo che è necessario impegnarsi e cogliere l’occasione come abbiamo fatto noi guardandoci in giro e notare quanto potenziale sprecato abbiamo attorno e quanta meraviglia potrebbe diventare, strutture edilizie abbandonate, casolari, fabbriche, cinema, manicomi, castelli, hotel, ville anticamente di valore.
Il consumo di suolo nuoce gravemente alle comunità come danno economico, culturale e turistico e proprio per questo varie associazioni di volontariato, come il FAI, si impegnano nel recuperare beni abbandonati. Tutti dovremmo impegnarci nel far sì che tutte le aree abbandonate dei nostri paesi e città siano recuperate, invece che continuare a costruire.
Ricordiamoci che l’articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Questo articolo è stato una spinta e ispirazione per la nostra iniziativa. Bisogna farsi un esame di coscienza e partire da noi stessi per impegnarci e segnalare i problemi e a far valere le nostre idee e le nostre convinzioni.
Abbiamo visto esempi positivi e incoraggianti. Ma non bastano, bisogna fare di più. Ci vuole una legge, che ora non c’è, e un preciso impegno dello Stato.
Nel nostro percorso abbiamo anche incontrato esperienze importanti e abbiamo notato che sta crescendo la consapevolezza per ridurre il consumo di suolo, per riconoscere, tutelare e valorizzare il grande patrimonio selle strutture edilizie abbandonate, inutilizzate e in degrado. Un patrimonio costato molto per costruirlo.
Abbiamo capito che il recupero e la valorizzazione a fini sociali e culturali del patrimonio immobiliare non utilizzato e abbandonato potrebbe incidere positivamente sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza; potrebbe generare nuove competenze, nuovi tipi di professioni e nuovi posti di lavoro e migliorare il nostro Paese. Potrebbe essere anche un concreto sostegno allo sviluppo sostenibile di cui molto si parla.
Uno stimolo per noi è stato anche nel corso di questo progetto l’esempio della studentessa svedese
Greta Thunberg che è riuscita a dire a tutto il mondo quanto è urgente impegnarsi per il nostro futuro e per il futuro della Terra, messa in pericolo dalle attività umane non razionali e non attente alla qualità dello sviluppo, non solo alla quantità.
Queste sono le finalità del nostro progetto di legge, un progetto che si potrà migliorare nel corso del dibattito.  Esso è composto da sei articoli.
Il primo spiega in sintesi le finalità appunto; il secondo definisce cosa intendiamo per strutture abbandonate con le tipologie; il terzo propone un Piano nazionale per recupero, riutilizzo e valorizzazione; il quarto dice come dovrebbe essere composta la Commissione nazionale, i suoi compiti e i tempi di lavoro; il quinto definisce il censimento delle strutture abbandonate e il sesto parla dei finanziamenti per realizzare il programma.
Abbiamo cercato di definire bene gli obiettivi della legge e il come si dovrebbero raggiungere, con il ruolo del Parlamento e il contributo necessario degli esperti su queste materie per evitare errori. Ci piacerebbe che nella Commissione ci fossero oltre a politici ed esperti anche il mondo della scuola, studenti e professori perché è giusto che la scuola si ponga questi problemi e dia il suo contributo. Importante è anche il ruolo che vorremmo per i cittadini e per le persone impegnate nel volontariato per gli altri.
Per finanziare la presente legge crediamo giusto che il Governo coi suoi tecnici quantifichi quanto necessario e che i soldi siano trovati nell’ambito della lotta all’evasione fiscale e all’abusivismo edilizio, due piaghe del nostro Paese ancora non guarite purtroppo.

Articolo 1
(Finalità)
La presente legge ha la finalità di censire e recuperare il patrimonio edilizio urbano e rurale in stato di abbandono e degrado, di ridurre il consumo di suolo, di tutelare il paesaggio, di contribuire a ripristinare le bellezze paesaggistiche e ambientali dell’Italia.

Articolo 2
(Definizione e tipologie di strutture abbandonate)
1. Sono strutture abbandonate le unità edilizie di epoche antiche e di epoche moderne attualmente abbandonate, non utilizzate, in fase di degrado, pubbliche e private, urbane e rurali, già utilizzate per scopo abitativo, industriale, artigianale, ricreativo, commerciale, artistico, di difesa, di cultura.
2. Possono essere di proprietà pubblica o privata, conosciuta o da definire o far parte di beni comuni.
3. Rientrano nelle tipologie indicate nei commi precedenti, le abitazioni private, palazzi storici, ville, stabilimenti industriali, commerciali e artigianali, alberghi e strutture turistiche, casolari di campagna e cascine, malghe e ruderi di antiche costruzioni, castelli e forti, chiese urbane e rurali, strutture edilizie di borghi non più abitati.

Articolo 3
(Programma nazionale statale di recupero delle strutture edilizie abbondonate)
1. Lo Stato italiano dovrà elaborare entro tre anni dalla approvazione della presente legge e sulla base dei suoi principi un dettagliato Piano nazionale per il recupero delle strutture edilizie abbandonate.
2. Il Piano dovrà essere adottato dal Governo sulla base di un progetto elaborato da una Commissione di esperti nominata dal Parlamento.
Articolo 4
(Commissione nazionale)
1. La Commissione di cui all’articolo 3 comma 2 dovrà essere composta da 15 membri e cioè il Ministro dei Beni culturali e ambientali, il Ministro dello Sviluppo economico, il Ministro dell’Ambiente, 2 deputati e 2 senatori esperti sul tema e proposti uno dalla maggioranza e uno dall’opposizione, 2 docenti esperti indicati dalle Università, 2 esperti nominati dalla Conferenza Stato-Regioni e 1 dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige Sudtirol, 2 esperti nominati dall’Anci, 2 dalle Soprintendenze ai Beni Culturali.
2. La Commissione si avvarrà di esperti, proposte e segnalazioni dei singoli Comuni, delle segnalazioni di cittadini e del mondo del volontariato e dell’associazionismo, della scuola anche di singoli studenti e professori e delle Università, delle soprintendenze e di Regioni e Province autonome.
3. Sarà predisposto un apposito archivio per le segnalazioni e le proposte di cui al comma 2.
4. La Commissione è obbligata a prendere in considerazione, esaminare e decidere in modo motivato su ogni segnalazione e proposta.

Articolo 5
(Censimento delle unità edilizie abbandonate)
1. Il censimento delle unità edilizie abbandonate sarà avviato entro un anno dalla approvazione della presente legge.
1bis. Il censimento delle unità edilizie abbandonate si deve concludere entro 2 anni dalla approvazione della presente legge.
2. Con decreto del Governo sarà definito un programma operativo e le modalità di realizzazione in collaborazione con l’Associazione dei Comuni e la Conferenza Stato-Regioni.
3. Obiettivo sarà realizzare una banca dati nazionale con tutte le strutture abbandonate Comune per Comune.
4. Per ogni sito si dovranno avere le informazioni sulla proprietà, l’utilizzazione storica, le dimensioni, lo stato attuale, i cenni storici, il parere delle soprintendenze, le possibili proposte di utilizzo.

Articolo 6
(Norme finanziarie)
1. Per le spese relative al Censimento il Governo provvederà alla stima e con somme derivanti dal ricavato della lotta all’evasione fiscale.
2. Per la realizzazione del Programma nazionale di cui all’articolo 3 e per la programmazione pluriennale si provvederà con le somme derivanti da una rinnovata e approfondita lotta all’abusivismo edilizio.

Approfondimenti

Per approfondire le nostre conoscenze sul tema del progetto abbiamo molto utilizzato internet e i giornali, molto poco le biblioteche, anche perché il tempo che avevamo a disposizione è stato ristretto.
Abbiamo trovato dati molto significativi per farci capire la dimensione del problema che all’inizio non pensavamo fosse così grande in Italia. Dati interessanti sia sul consumo di suolo, sia sulle unità edilizie abbandonate.
Nel nostro Paese non ci sono solo case e industrie abbandonate; ci sono molti altri tipi di strutture come fabbriche, caserme, alberghi, casolari di campagna, malghe, ospedali, scuole. Ne abbiamo trovato veramente tante nelle nostre navigazioni su Internet, tanti anche con le fotografie del loro stato di degrado e abbandono.
Sono oltre 2 milioni gli edifici abbandonati in Italia, 7 milioni le case vuote per vari motivi, 20 mila le fabbriche abbandonate, centomila i capannoni in vendita. E cioè milioni di metri cubi che attendono di tornare in vita per non rovinare la vista e il paesaggio, per non sprecare tutto quanto si è speso per costruirli e per evitare nuove costruzioni e consumo di suolo.
Secondo i dati del WWF (associazione ambientalista molto nota e impegnata contro il degrado e per un futuro “in cui gli uomini possano vivere in armonia con la natura”), la superficie urbanizzata in Italia negli ultimi 50 anni è aumentata di 600 mila ettari (quanto una Regione come il Friuli) e cioè 33 ettari al giorno e circa 370 mq a persona. Si stima che nei prossimi anni se non si interviene il consumo giornaliero di suolo salirà a 75 ettari al giorno (www.wwf.it)
Contro questa cementificazione selvaggia e per sensibilizzare sul problema ha lanciato nel 2014 la campagna “Riutilizziamo l’Italia” con l’aiuto di esperti universitari.
Lo scopo di questa campagna, secondo l’architetto Adriano Paolella del WWF, è “di avviare il più grande processo di recupero del territorio italiano, dopo quello che nel dopoguerra ha interessato positivamente i centri storici salvandoli dal degrado che in altre nazioni ne ha devastato le fisionomie in nome di uno sviluppo disordinato e insensibile”. (www.corriere.it).
Secondo i dati del WWF solo a Milano sono 3,5 milioni i metri cubi di edifici pubblici o privati non usati, come fabbriche, scali ferroviari, cascine, uffici. Ci sono poi in Italia quasi 7 mila chilometri di ferrovie chiuse e abbandonate e molti propongono di riutilizzarli come sentieri per cammini a piedi o piste ciclabili.
Abbiamo scoperto che ci sono addirittura dei paesi interi abbandonati o quasi abbandonati e in fase di spopolamento; su questo abbiamo trovato anche un sito (www.paesifantasma.it). In alcuni posti abbiamo visto che i Sindaci hanno proposto l’acquisto di case del paese addirittura ad un euro per cercare di contrastare lo spopolamento, soprattutto al Sud (www.casea1euro.it).
Alcuni paesi abbandonati sembrano ancora molto belli. Sarebbe interessante capire perché sono stati abbandonati e intervenire; è un paradosso che in Italia crescono molto le grandi città e spesso specialmente in alcuni quartieri la qualità della vita non è buona e poi ci sono paesi e aree dell’Italia che si stanno spopolando.
In Campania i paesi abbandonati, o borghi fantasma come sono stati definiti, sono per esempio Roscigno (che è stato anche inserito come patrimonio mondiale dall’Unesco); Sacco Vecchio, Romagnano al Monte, San Severino di Centola nel Cilento. In Basilicata c’è Craco e Campomaggiore vecchio; in Calabria c’è Papaglionti vecchio.
Le immagini che abbiamo visto delle strutture abbandonate sono veramente un segno di degrado per il territorio e il paesaggio, oltre che un danno per tutte le comunità. Anche nella nostra Provincia ci sono esempi del genere, pensiamo al capannone dello stabilimento ex Montecatini presso il paese di Mori, o un grande ex albergo che si vede bene dalla strada a Nago, o alcuni edifici non terminati o in disuso a Rovereto.
Per fortuna abbiamo incontrato anche vari esempi positivi di recupero di strutture abbandonate e di persone o associazioni che sono impegnati su questi problemi. Citiamo per esempio il progetto dell’Anas (strade) e dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Beni Culturali per il recupero e il riutilizzo delle oltre 1200 case cantoniere italiane (sono le case che servivano per la manutenzione delle strade).
Le Ferrovie dello Stato hanno concesso 480 stazioni ferroviarie ad associazioni in comodato (uso gratuito) per progetti di riqualificazione sociale a favore delle comunità e del territorio.
A Milano nel 2016 è iniziata la “mappatura di tutti i luoghi urbani, le strutture e gli edifici che sono stati abbandonati e versano in uno stato di degrado” (www.green.it). Un progetto nato dalla collaborazione tra il Comune e l’Università, in particolare il suo Laboratorio permanente sui luoghi dell’abbandono fondato nel 2015.
Ci sembra utile segnalare anche il progetto dall’associazione Cittadinanzattiva (www.cittadinanzattiva.it  – nota associazione sostenitrice della partecipazione attiva dei cittadini per risolvere i problemi delle comunità) volto a promuovere il recupero del patrimonio edilizio con l’impegno dei cittadini che possono segnalare sul sito www.disponibile.org idee e progetti sul tema.
C’è anche un’associazione che promuove il riuso di spazi abbandonati; il sito è www.temporiuso.net. La prof.ssa Isabella Inti è la direttrice e docente all’Università di Milano e dice: “abbiamo recuperato siti minerari in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente e Masua che rivivranno sotto forma di turismo sostenibile”. (Corriere della Sera, 6 ottobre 2016).
Molto interessanti gli esempi positivi che abbiamo trovato sul Corriere della Sera del 5 giugno 2012 in un articolo del presidente del WWF Fulco Pratesi che ha elencato alcuni “casi virtuosi”. A Napoli, il Parco ‘Lo Spicchio’ trasformato dal WWF da discarica urbana a laboratorio didattico con la collaborazione del Comune e con lavori in corso per trasformare 14 mila mq dell’ex gasometro in parco agricolo. In Emilia la ex Polveriera è stato trasformato in sede di associazioni cittadine e centro per disabili. In Friuli con i fondi del progetto Life dell’UE si sta ricreando l’antico habitat della pianura friulana con 32 ettari di foresta in un’area super sfruttata di agricoltura intensiva. Nel Lazio, l’ex mattatoio, nel centro di Roma, è oggi il Centro ‘Città dell’altra economia’, un museo di arte contemporanea, un centro sociale e la sede della facoltà di Architettura di Roma Tre. In Lombardia il Parco delle noci a Melegnano dedicato all’educazione ambientale è stato creato su un’area prima industriale, poi degradata e ridotta a discarica; a Trezzo sull’Adda è stata creata un’oasi del WWF su un’ex cava di argilla e ricostituito l’ambiente originario della pianura padana. In Toscana l’oasi di Focognano nella piana di Firenze è stata creata su terreni degradati ed è ora area faunistica importante e centro di studio per ricercatori e naturalisti. In Veneto i 48 ettari dell’antico Forte Marghera presso Venezia, non più area militare dal 1966, è sede di attività artigianali e di varie associazioni.
Tra i tanti articoli della stampa che ci hanno aiutato a capire e ad approfondire il tema ne elenchiamo alcuni: 1) Il bello del degrado. La nuova forma d'arte si chiama Urbex: scopre e immortala edifici abbandonati, (21 marzo 2018 – Maria Sorbi, IL GIORNALE) -  2) Architettura & altro: Spazi abbandonati da vedere (21 maggio 2014 - Raffaele Marone, IL FATTO QUOTIDIANO) – 3) Edifici abbandonati, se la proprietà non ci pensa deve intervenire il Comune (8 gennaio 2014 – Luca Gibillini, CORRIERE DELLA SERA) – 4) L’assalto di “balordi” e clandestini agli edifici abbandonati della Riviera, (20 maggio 2014 – Luca Rebagliati, Il SECOLO XIX) – 5) Case vuote abbandonate al degrado, la soluzione è il riuso sociale, (12 febbraio 2019– Alberto Ziparo, IL MANIFESTO) – 6) Case fatiscenti e abbandonate, il centro storico "fantasma" a Ragusa, (08 Settembre 2016 – Marcello Digrandi, GIORNALE DI SICILIA) – 7) Cantieri abbandonati la piaga della città di Vimercate. Diversi i cantieri in completo abbandono in centro città, (27 Marzo 2018, GIORNALE DI MONZA) – 8) La fotografa che ritrae il fascino nascosto delle ville italiane abbandonate, (27 febbraio, 2018, FORBES) – 9) Su al nord, il fascino irrazionale delle case abbandonate, (3 agosto 2016, QUOTIDIANO) – 10) Emilia Romagna, 16 luoghi abbandonati e indimenticabili / Foto, (2 novembre 2017, IL RESTO DEL CARLINO) – 11) Sono 57 le aree abbandonate nel Lecchese. Ecco tutte e aree nel dettaglio, (27 Marzo 2019, GIORNALE DI LECCO) – 12) Il parco giochi di ladri e vandali è nell’ex clinica abbandonata, (07/05/2018 – Lodovico Poletto, LA STAMPA), 13) Case cantoniere, stazioni, masserie abbandonate: cento immobili gratis agli under40 lungo le vie del cicloturismo, (10 Maggio, 2017, LA REPUBBLICA) – 14) Sono i profughi a far rivivere borghi abbandonati, (22 novembre 2014 – Luigi Pandolfi, LINKIESTA) – 15) La bellezza inaspettata delle fabbriche abbandonate, (20 Marzo, 2019 - Helena Labus Bačić, LA VOCE) – 16) Case popolari e aree abbandonate: un progetto di riqualificazione diventa tesi di laurea, (16 febbraio 2018, QUOTIDIANO DEL CONDOMINIO) – 17) Strutture abbandonate sulla spiaggia di San Leone, ( 6 gennaio 2016, CANICATTI WEB) – 18) Architettura & altro: Spazi abbandonati da vedere, (21 Maggio 2014  - Raffaele Marone, IL FATTO QUOTIDIANO) – 19) Palermo, rimosse e sequestrate due strutture abbandonate a Partanna Mondello, (20 Settembre 2018, GIORNALE DI SICILIA) – 20) L'Italia della vergogna: i 10 capolavori italiani abbandonati alla rovina, (21 Ottobre 2017 – Luca Nannipieri, IL GIORNALE)

Sulle strutture abbandonate abbiamo trovato anche dei libri che speriamo di vedere meglio nel proseguimento del lavoro, per esempio uno di Mario Ferraguti, La voce delle case abbandonate. Piccolo alfabeto del silenzio, editore Ediciclo, Venezia, 2014 oppure quello di Robin Brinaert, Italia abbandonata, editore Jonglez, Roma, che ha fotografato molti luoghi abbandonati in Italia.

Nel corso del nostro lavoro di approfondimento del tema unità edilizie abbandonate non abbiamo trovato leggi specifiche sul tema. Abbiamo trovato delle leggi relative alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, del patrimonio culturale e artistico del Paese. In primo luogo abbiamo esaminato l’articolo 9 della nostra Costituzione che al secondo comma dice che la Repubblica “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
E di certo il nostro tema rientra anche in questo ambito.
Interessante al riguardo un disegno di legge (ddl) presentato da una senatrice, Poli Bortone, il 17 ottobre del 2012 con il titolo “Disposizioni in materia di riutilizzo da parte degli enti locali di immobili abbandonati”. La senatrice affermava che in Italia “le politiche pubbliche volte a riutilizzare in modo efficiente e sostenibile edifici in stato di abbandono sono completamente assenti…”. Nella sua relazione faceva riferimento ad aree militari non più utilizzate, capannoni industriali e artigianali, e altre strutture abbandonate e in via di degrado per carenza o mancanza di manutenzione. Si chiedeva perché non “reinventarle a misura d’uomo, comunità e ambiente e dare così vita a strutture pubbliche quali scuole, ospedali, strutture socio-sanitarie”.
Ma poi questo disegno di legge non è stato mai approvato.
Il 18 ottobre 2016 alcuni senatori avevano presentato un disegno di legge col titolo “Disposizioni in materia di auto recupero del patrimonio immobiliare”. Nella relazione dicevano che “Uno dei tanti paradossi del nostro Paese è l’enorme disponibilità di immobili abbandonati o incompiuti con sempre più cittadini in crisi, spesso costretti a dormire in alloggi di fortuna…”.
L’Italia è definita come “un enorme cimitero di immobili abbandonati”.
Questa proposta mirava a promuovere e sostenere l’auto recupero degli immobili abbandonati da parte dei cittadini, sia per dare una casa a chi ne ha bisogno, sia per limitare le nuove costruzioni e quindi il consumo di suolo e il degrado.
Ma anche questa proposta non è diventata legge dello Stato.
Il Trentino è sempre stato attento alla cura del territorio e dell’ambiente, le nostre principali risorse. Al riguardo è importante la legge urbanistica provinciale n. 15 del 4 agosto 2015 che mira a ridurre il consumo di suolo con limiti alle nuove costruzioni e incentivi alle ristrutturazioni e cerca di conciliare sviluppo e qualità della vita.
Abbiamo trovato poi una legge della Regione Toscana. Il titolo è “Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente situato nel territorio rurale. Modifiche alla l. r. n. 65 del 2014”. E’ la legge regionale n. 3 del 7 febbraio 2017 che si compone dei seguenti cinque articoli: 1) Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio abbandonato nel territorio rurale, 2) Interventi ammessi, 3) Documentazione per il rilascio del permesso di costruire, 4) Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente, 5) Monitoraggio degli effetti applicativi della legge.
Nella relazione di questa legge si diceva che “è necessario dare impulso al recupero del patrimonio edilizio esistente quale alternativa al consumo di nuovo suolo”. Mira a tutelare il paesaggio e a combattere l’abbandono e il degrado nelle campagne. Per l’assessore all’urbanistica della Regione Toscana Ceccarelli, la legge ha la volontà di “limitare il consumo di suolo e di valorizzare gli immobili esistenti e spesso abbandonati. Nostro obiettivo è riqualificare il territorio con incentivi crescenti mano mano che nelle ristrutturazioni vengono applicati principi di prevenzione sismica e risparmio energetico” (www.sienanews.it).
Ma è importante in questo campo anche il Codice dei beni culturali e del paesaggio approvato col d.lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004.